Indagine Emozionale

Quando ero giovane mi piaceva scrivere. Ho sentito dire che chi scrive bene ha una buona dose di fantasia. A me piace più chiamarla creatività. Non ero un appassionato di fantastici mondi immaginari, di dragoni e tesori misteriosi, mi piaceva piuttosto parlare di realtà, della quotidianità nascosta delle cose che rende le vite speciali e uniche. Osservavo le persone chiedendomi il perché di ogni espressione o gesto, mi sentivo un po’ lo Sherlock Holmes delle persone comuni, ma ero fortemente convinto che ognuna di esse avesse qualcosa di straordinario che doveva essere portata allo scoperto. Col tempo capì che fare questo con le parole avrebbe richiesto uno sforzo immane e milioni di pagine che forse nessuno avrebbe mai letto. Mi accorsi che potevo fare tutto questo in una frazione di secondo, bastava solo essere attenti, sensibili e appassionati.  Bisognava cogliere l’attimo giusto. E’ questa la forza dissacrante di un racconto immobilizzato. Ho continuato così la mia ricerca di anime e le collezionavo tutte, alcune coscientemente, altre un po’ meno.

Una volta immobilizzate, continuavo la mia indagine emozionale, cercavo i collegamenti, le motivazioni e come un puzzle ricomponevo i pezzi fino a trovare la chiave giusta. Oggi sono un moderno cantore di storie nascoste che attraverso il mio sguardo trovano vita nuova nel mondo, perché tutti abbiamo una storia che vale la pena di raccontare. Non fermarsi mai al primo sguardo, bisogna sempre andare oltre!

A.M.

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